Rosarcobaleno Emilia Romagna

Reinaldo Arenas, associazione LGBT

  • Chi siamo

    La Rosa Arcobaleno è un’associazione formata da ragazze/i lesbiche, gay, transessuali, bisessuali e transgender che rivendicano il loro diritto a vivere liberamente il proprio orientamento sessuale e di genere, senza nessuna costrizione sociale e tantomeno legislativa.

    La nostra associazione è aperta a tutte le persone che desiderino partecipare, qualunque sia il loro orientamento sessuale. Tra l'altro, gli omosessuali e le lesbiche condividono da anni la lotta per la riforma del diritto di famiglia e per il riconoscimento dei diritti civili con tantissime coppie eterosessuali.

    Siamo un gruppo di persone che credono profondamente nelle idee del socialismo europeo, riunite con lo scopo principale di mobilitarsi affinché anche le istanze LGBT siano prese nella dovuta considerazione da chi può e deve affrontare nelle sedi appropriate, della politica, delle istituzioni, della cultura, tematiche sensibili come il riconoscimento del diritto ad esistere, senza “se” e senza “ma” e indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Le responsabilità dell’astensionismo

Pubblicato da rosarcobaleno su 16 Aprile, 2008

3%. Questa la quota di potenziali votanti che ha scelto di non andare alle urne, organizzare piuttosto un picnic, guardare la tv, non interessarsi completamente o di fare una mossa strategica sulla base di suggerimenti improvvisati via mail, proclami di personaggi e siti abbastanza discutibili.

E non stiamo parlando di “voto utile”, non stiamo parlando del fatto che senza quell’astensionismo, quella politica dell’antipolitica probabilmente adesso avremmo Veltroni piuttosto che Berlusconi, no, non si tratta di questo. Per quanto mi riguarda, a livello di sostanza e prassi politica non ci sarà una grandissima differenza tra i due colossi. Si tratta di un radicale cambiamento della politica italiana. Siamo davanti ad una ristrutturazione epocale, al pari di tangentopoli. La sinistra, di sostanza e di fatto, scompare. Il progressismo e le battaglie per i diritti civili, mai oggetto di campagna elettorale dei grandi partiti, sono destinate ad assottigliarsi fino a scomparire da qualsiasi agenda politica. In parlamento non ci sono più nè Grillini, nè Titti De Simone, nè Vladimir Luxuria. Chi parlerà al loro posto di Pacs-Dico-Cus, dell’aggravante dell’omofobia nella legge Mancino o di nuovi diritti per i transessuali? Lo farà la Binetti, Rutelli? Ma mi chiedo, con curiosità primordiale, cos’hanno votato, se l’hanno fatto, tutti gli omesessuali? Siamo in tanti solo al gay pride e alle feste del cassero il sabato sera? dove eravamo domenica e lunedì?

Chi si è astenuto dal diritto (ma ricordiamo anche “dovere”) di votare è responsabile di questo declino. E sappiamo che ad astenersi, per la maggior parte, sono stati, oltre ai totalmente disinteressati per indole, anche la fetta di elettorato di sinistra più motivato, più accanito, quello che è rimasto deluso dalle precedenti esperienze di governo o dal mantenimento di una legge elettorale pietosa.

Ma mi chiedo, considerato un astensionismo di così poco impatto mediatico, cui prodest?

Perchè invece, nonostante tutto, non siamo riusciti a considerare uno dei pochi strumenti di democrazia che c’è rimasto (ok, potenzialmente manipolato e strumentalizzato), il voto, come un mezzo per scegliere chi ci rappresenta, chi è vicino alle nostre idee, ai nostri bisogni? Perchè ci siamo fatti piegare dalle logiche del voto utile e dell’astensionismo “attivo” (ossimoro terribile)?

Perchè adesso non c’è un Boselli, non c’è più Bertinotti o Katia Zanotti, perchè non c’è Rita Borsellino al posto dei 12 nuovi parlamentari eletti, ma condannati? Perchè al posto di Pecoraro Scanio e Angius c’è la moglie di Emilio Fede? Perchè c’è Cuffaro senatore (insuperabile amante dei cannoli siciliani)?

Perchè aumenta a dismisura il bacino elettore di un partito i cui esponenti parlano di fucili e castrazione chimica?

Ok, la colpa non è soltanto di chi si è astenuto, ma l’antipolitica e il rifiuto delle istituzioni non è, a mio parere, la forma più giusta per incidere nella vita pubblica. Va bene l’associazionismo, il movimentismo e le discese in piazza, ma al voto non si rinuncia, mai.

(Evita)

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