LIBRI
Solitudini imperfette di Andrea Mancinelli
Mattia ha trent’anni. E’ gay. Vive a Milano. Sottolineate dal crudele breviario di Murphy, le sue giornate si dipanano tra i plumbei condomìni di Sesto San Giovanni dove vive e l’ufficio marketing della periferia milanese in cui lavora, al fianco di Abigail, la collega americana dall’accento di Dan Peterson con cui divide avventure sentimentali ed esperienze aziendali.
Ma questo non basta per definire il profilo della sua vita. Mattia è un artista, che si trascina appresso Il trentesimo anno della Bachmann, sfoderandolo candidamente sulla metro affollata nell’ora di punta. Un ragazzo come tanti, che si ritrova nel caldo scenario milanese del bar Magenta, dove ogni notte il solo modo per vincere la solitudine è cercare anime gemelle, accomunate dal bisogno dell’altro, dalla necessità di amori furtivi quanto intensi. La sintesi della sua vicenda, nelle pagine di un romanzo bellissimo di Andrea Mancinelli, uscito dapprima per i tipi Pequod e adesso nelle edizioni Baldini e Castoldi col titolo Solitudini imperfette.
Mattia soffre di un doloroso abbandono, quello dell’amico scrittore con cui aveva spartito alcune bellissime stagioni della sua esistenza. Quella morte lo ferisce, sottrae pienezza e poesia alle sensazioni, rende imperfetta e cruda la solitudine nella quale la sua vita sembra precipitare passo dopo passo. Anche l’amore è qualcosa di difficile, di sottilmente complesso, qualcosa che rimette in discussione valori e posizioni personali: tutto sembra confondersi nel chiaroscuro della sera metropolitana, quando si accendono le mille luci dell’inferno contemporaneo e ogni individuo insegue qualcosa nel silenzio, ogni uomo ne cerca un altro, o probabilmente cerca soltanto la parte più vera e preziosa della propria storia.
Solitudini imperfette è un libro dolcissimo, caratterizzato da una scrittura semplice e diretta, ma al tempo stesso è un romanzo pervaso da un’amarezza esistenziale che non conosce limiti. Un romanzo sulle difficili verità dell’amore, un racconto che analizza impietosamente la condizione dell’uomo di oggi, solo davanti alla disperazione e all’incertezza del proprio futuro.
Il ritmo della narrazione è avvincente, i capitoli hanno una snellezza che ne rende immediata e fluida la lettura. Uno di quei romanzi che si leggono e che si regalano, necessariamente, perché è impossibile tenere per sé il miracolo di tanta emozione e l’algebra di un simile struggimento.
Il mondo dei ragazzi normali di Soehnlein K. M.
Un romanzo d’esordio che cattura lo spirito di una generazione e di un’epoca: quella dei tardi anni ‘70. E la storia del tredicenne Robin MacKenzie, ragazzino del New Jersey proveniente da una tipica famiglia della middleclass americana. I suoi interessi non rispecchiano affatto quelli dei suoi coetanei: mentre gli altri, i ” ragazzi normali”, si appassionano allo sport, alle macchine e le zuffe fra amici, lui preferisce passare il tempo con sua madre visitando musei a New York. E proprio mentre Robin arriva ad avvertire i primi turbamenti adolescenziali, a fare i conti con la propria omosessualità, un’improvvisa tragedia investe i MacKenzie facendo crollare di colpo le tenui convenzioni sulle quali si basava l’equilibrio familiari.
Middlesex di Jeffrey Eugenides
“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan”. Calliope, detta Callie, poi Cal, una rara specie di ermafrodito, ha vissuto i primi quattordici anni della sua vita come bambina, senza che nessuno si accorgesse della sua anomalia, fino a quando l’arrivo della pubertà l’ha sottoposta (sottoposto) a inevitabili trasformazioni. E adesso, uomo adulto, vuole scoprire le origini della mutazione genetica responsabile di questa sua “eccentricità biologica”, e per farlo ripercorre l’intensa, drammatica e a sua volta alquanto “eccentrica” storia della famiglia Stephanides.
Una come me di Francesca Ramos
Lucida Console ha poco più di vent’anni, è fragile ma determinata e, dopo la morte di un padre molto amato, lascia quel che resta della famiglia e parte per ritrovare la pace e la felicità perdute. Approda per caso in Spagna, a Formentera. Sono gli anni Ottanta e il turismo di massa è ancora lontano. Sull’isola vivono tranquilli gli abitanti del posto e i pochi hippies venuti da lontano a godersi l’atmosfera euforica e sensuale inaugurata dalla caduta del regime di Franco. In questo luogo magico e fuori dal tempo, Lucida incontra una ragazza argentina enigmatica e sfuggente – e per questo dotata di un irresistibile fascino – che vive senza regole in una casa sulla scogliera. “Amo una donna che fuma: due crimini in un colpo solo”, ride di sé la protagonista. Ironico, travolgente, a tratti impudico, il romanzo racconta le alterne vicende di un amore non del tutto regolare, un amore senza futuro eppure difeso con i denti fino al melodrammatico finale. In quest’opera prima, Francesca Ramos dà corpo e anima a un personaggio tenero e disarmato che racconta la sua storia con grande onestà, passando attraverso tutti gli stadi del desiderio di una febbrile passione amorosa, eternamente uguale e sempre diversa.
Vita e cultura gay. (storia universale dell’omosessualità dall’antichità a oggi).
Per migliaia di anni in tutto il mondo uomini e donne hanno desiderato l’intimità fisica ed emotiva con persone dello stesso sesso. La loro storia, per secoli dimenticata, cancellata, ignorata o riscritta, è diventata di recente il centro di una straordinaria fioritura di ricerche. Partendo dall’antica Grecia e da Roma, i saggi di questo libro – basati su ricerche d’archivio, testimonianze, opere d’arte e letterarie – arrivano alle attuali rivendicazioni dei diritti delle comunità gay, rivelando nelle diverse culture l’incredibile varietà di rapporti fra persone dello stesso sesso lungo la storia dell’umanità e ovunque nel mondo.
Lettera di un padre omosessuale alla figlia di Daniele Scalise
Peccatori, colpevoli e sofferenti. Come facevano gli omosessuali nell’Italia bigotta degli anni Sessanta e Settanta? Daniele Scalise lo confida a sua figlia, ormai adulta, in questo libro: “Cercherò di raccontarti chi sono e perché sono così. Cercherò di spiegarti chi sono quelli come me”. Una lettera appassionata in cui parla di sé, della propria vita e delle proprie scelte, di come e quando ha scoperto di amare gli uomini, del perché ha scelto di concederselo senza più nascondersi. Sullo sfondo, un paese governato dall’ipocrisia, dominato dalle formalità e incapace di tenere il passo con le svolte epocali che lo investono. La generazione di Scalise ha dovuto lottare per esprimere liberamente la propria sessualità, vincendo i sensi di colpa e l’ossessione del peccato. L’autore è stato testimone dei traguardi raggiunti in trent’anni di battaglie, e in questa lettera ripercorre dal principio i propri passi. Dai primi scontri con i genitori “all’antica” divisi tra affetto e compassione, all’amore per la moglie, e per le donne che gli hanno insegnato a mettersi in discussione. Fino al “coming out” organizzato dalla figlia nella sua classe per spiegare ai compagni che si può essere omosessuali e anche padri. Scalise insegna a non aver paura dei pregiudizi, racconta le mille sfumature della parola famiglia e denuncia senza mezzi termini l’ipocrisia delle istituzioni italiane. E mostra il mondo gay com’era ieri e come è oggi, ancora al centro di dibattiti, sempre in cerca di una banale normalità.
MAURICE di Morgan Edward Forster
“Maurice” è forse il capolavoro di Forster e certamente il suo romanzo più intimo e commovente, uno squisito esercizio privato di scrittura della verità. Tra le pieghe della società vittoriana, Forster insegue affettuosamente la storia d’amore di Maurice e Clive, suo compagno di college, i tormenti di una passione complice e innominabile, che se per Clive è destinata a seppellirsi nella “normalità”, per Maurice è il calvario che conduce a nuova vita. E forse il delicato ricamo d’epoca, su cui si staglia la tormentosa affermazione della diversità, che ha spinto un regista come James Ivory a cimentarsi, dopo “Camera con vista”, anche con questo prezioso “libro-scandalo”. Atmosfere d’altri tempi dal sapore un pò vintage.

Non ci sono solo le arance di Jeanette Winterson
Adottata da una famiglia religiosissima della provincia inglese- dove “i pagani sono dappertutto, specialmente alla porta accanto”- la piccola Jeanette impara tutto sulle sacre scritture ma niente sul resto del mondo. Inventiva e ingenua la ragazza sconcerta le insegnanti ricamando minacciosi verdetti biblici e preparandosi con impegno a un futuro da missionaria. Ma invece della vocazione le giunge l’amore, nella forma imprevista di una coetanea, cosa che, nella comunità, fa subito sospettare un intervento diabolico.Ma per Jeanette la scoperta del desiderio è una verità emozionante e naturale. Estroso, brillante, coraggioso e addirittura sublime nel suo umorismo, questo primo romanzo di Jeanette Winterson ha subito assicurato all’autrice un posto di assoluto rilievo tra gli autori più dotati della sua generazione. Un talento ben presto riconfermato dalle opere successive e in particolare dall’altro libro “cult”, Scritto sul corpo, già pubblicato in questa collana.

Scritto sul corpo di Jeanette Winterson
C’è una specie di gioco, alla base di questo romanzo, che l’autrice propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto si tratta di un romanzo d’amore: mentre tutti di gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o di una donna, l’autrice non ci lascia mai capire a che sesso appartiene l’io narrante (la voce ed il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia); di questa passione d’amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente, conosciamo l’oggetto – Louise, una bellissima donna sposata dai capelli tizianeschi – ma non possiamo individuare il soggetto (se non attraverso pochi e rari indizi, probabilmente troppo incerti per darci una sicurezza. Attraverso una scrittura appassionata, ironica, scandita con ritmi inusuali, ci troviamo allora a esplorare emozioni e sentimenti con un’ottica ed una partecipazione diverse; e questo gioco dell’autrice quasi ci induce a rivedere le ragioni e le sicurezze anche dei nostri sentimenti.

Lo sposo baci la sposa di Ralph Koenig
PACS, ossia Patto Civile di Solidarietà: una forma di unione civile approvata in Francia nel 1999 e sdoganata ormai in mezza Europa, tanto che in Germania il posato Conrad e l’assatanato Paul sono ormai pronti al grande passo. I due, che da sempre formano una tipica “coppia aperta” nella bibliografia di König, sono davero pronti ad abbandonare ogni sregolatezza? Quanti scheletri usciranno dai loro armadi prima che lo sposo baci la sposa? E sopratutto… chi vestirà i panni della sposa?











