POLITICA
Il voto utile al Senato e il paradosso del porcellum
Parliamo un pò di numeri..
Si dice, con grande superficialità, che i voti sarebbero più utili se andassero ai due più grossi schieramenti (Pd e Pdl), visto che sono i soli in grado di vincere le elezioni. C’è anche chi sostiene che, per impedire il ritorno di Berlusconi e dei suoi sottoposti, l’unico voto sensato sia per Veltroni ed il Pd. Senza fare alcuna considerazione politica è possibile fare un esercizio aritmetico per provare il fallace fondamento di questa propaganda, celata da chi sfrutta disonestamente e strumentalmente la poca conoscenza della famigerata legge elettorale, il tristemente famoso porcellum di Calderoli.
Le elezioni al Senato prevedono un premio di maggioranza su base regionale per la coalizione maggioritaria, fino al 55% dei seggi assegnabili nel collegio, ed un colossale sbarramento per le coalizioni pari all’8% (sempre su base regionale). In regioni a maggioranza di centrodestra – come la Sicilia o la Lombardia – pur con il 40% o poco più dei consensi il Pdl conquisterà il 55% dei seggi senatoriali, mentre i rimanenti seggi verranno ripartiti proporzionalmente ai consensi ottenuti dagli altri schieramenti che supereranno lo sbarramento. Ciò potrebbe produrre – quasi certamente lo farà – dei seggi non assegnati che saranno ripartiti proporzionalmente fra tutti gli schieramenti che avranno superato lo sbarramento.
Esempio: in Sicilia gli schieramenti in predicato di superare l’8%, sulla base degli ultimi sondaggi sono il Pdl (accreditato del 43%), il Pd (28%), l’Udc (11)% e la Sinistra/Arcobaleno (7%). Se i sondaggi si rivelassero veri – il che non è garantito ma è ragionevole, date le grosse differenze di consensi virtuali – i 26 seggi siciliani sarebbero ripartiti così: Pdl 14 (55%=14,3 arrotondato per difetto), Pd 7 (per l’esattezza 7,28), e Udc 3 (2,86), per un totale di 24. I rimanenti 2 seggi potrebbero andare alla Sinistra/Arcobaleno se riuscisse a guadagnare quell’1% che gli manca (8%=2,08 seggi), altrimenti andrebbero ri-suddivisi fra i partiti maggiori. Nella fattispecie almeno uno andrà al Pdl e, dipendendo dai voti reali e dai resti, forse anche il secondo. Una analoga analisi vale per Lombardia, Veneto e tutte quelle regioni dove il Pdl è in vantaggio e gli schieramenti minori sono sotto la soglia di sbarramento.
Questa breve analisi aritmetica dimostra che chi sostiene che il voto al Pd (al Senato) sia più utile – ai fini di impedire il ritorno della destra al governo – del voto per Sinistra/Arcobaleno in Sicilia o si sbaglia o mente sapendo di mentire, perché il Pdl potrebbe guadagnere comunque senatori se la Sinistra/Arcobaleno non superasse la soglia. Berlusconi conosce molto bene questa analisi, tant’è vero che invita tutti gli elettori a votare per il Pdl o (se proprio non possono farne a meno) per il Pd. Ben sapendo che i voti per il Pd, in molti collegi, gli potranno fare avere una maggioranza più ampia al Senato, quale paradosso del porcellum.
Nell’aula magna della Scuola Normale di Pisa c’è scritto un motto contadino toscano che recita: Chi sa, sa. Chi non sa, a su’ danno.
(Beniamino Ginatempo)
ELEZIONI 13-14 APRILE
Tutte le liste (senato e camera) per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile
Candidati Rosa Arcobaleno: PS Emilia-Romagna – Michelangelo Stanzani; PS Piemonte – Davide Blanc
(13 marzo)
MAI MASTELLA. MAI RUTELLI.
- Mastella non si candida. L’abbiamo scampata, ma sui diritti non si scherza. Fai valere i tuoi valori, fai valere i valori del Socialismo europeo: invia qui i tuoi commenti contro la “provocazione garantista” del PS di offrire la candidatura al Senato a Clemente Mastella, che da Ministro della Giustizia ha definito la famiglia omosessuale ”infeconda di prole e di valori”. Ce ne faremo portavoce!
- In generale… occhio a chi voti: Rutelli, da Sindaco di Roma ha ritirato il patrocinio del Comune (fatto del tutto inedito) al World Gay Pride del 2000, da Parlamentare ha organizzato la pattuglia Teo-dem della sig.ra Binetti, da clericale ha fatto campagna elettorale per l’astensione al referendum sulla fecondazione assistita insieme alla C.E.I. L’alternativa laica c’è.
COPPIE DI FATTO: CHE NON SIA LA VOLTA BUONA!?
Il 15 gennaio scorso è tornato in Commissione Bilancio Affari generali ed istituzionali del consiglio regionale dell’Emilia Romagna il progetto di legge presentato da Paolo Zanca (consigliere socialista) e sottoscritto anche da esponenti della sinistra arcobaleno e Italia dei valori, che prevede l’armonizzazione della legislazione regionale sui diritti delle coppie conviventi.
Zanca aveva chiesto di verificare la possibilità di abbinarlo ad altri due progetti di legge, entrambi volti a contrastare le discriminazioni, e di giungere alla stesura di un testo unico nel quale far rientrare anche i contenuti della propria proposta. La prima delle due proposte legislative, presentata dalla sinistra arcobaleno, socialisti e Italia dei valori, contiene norme di attuazione della parità di trattamento e del divieto di ogni forma di discriminazione nelle materie di competenza regionale. La seconda, presentata dal PD, è più specifica contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.
Quindi, sulla base di quanto proposto dal consigliere socialista, la Commissione ha votato formalmente l’abbinamento dei tre progetti di legge.La maggioranza ragionale si è dichiarata unanimemente d’accordo e a riguardo, il consigliere Nanni dell’Italia dei valori ha richiamato i cattolici a non avere paure e lasciare libertà alle persone, nel rispetto dei diritti degli altri, di segno contrario gli interventi dell’opposizione che giudicano strumentale e pretestuoso il tentativo del consigliere socialista che punta così a portare a casa il risultato. …E noi aggiungiamo CHE NON SIA LA VOLTA BUONA!
(6 marzo 2008)
GRILLINI CANDIDATO A SINDACO A ROMA, E BOLOGNA?
di Michelangelo Stanzani
La notizia della candidatura a Sindaco di Roma dell’on. Franco Grillini a Bologna non è stata accolta con grande gioia. All’assemblea dello scorso 18 febbraio a cui è stata annunciata ai militanti bolognesi, non sono valsi l’accattivante eloquio del buon Grillo e le provate virtù oratorie di scuola socialdemocratica dell’ottimo segretario provinciale dello Sdi ad impedire che la sensazione prevalente fosse quella di incoerenza con l’impegno assunto a Bologna con i Bolognesi.
Sotto le Due Torri, l’autocandidatura del Grillo nell’ambito della pellegrinazione del duo Angius-Boselli (qui in diversa formazione) ha compiuto il miracolo della visibilità socialista in città, stimolando un serio dibattito nella Sinistra cittadina e ottenendo persino l’attenzione e la risposta della Sibilla Cremonese che dalla sua torre eburnea amministra la città. Una grande eco e un vero progetto politico orientato alla vittoria, insomma. Non so sulla stampa locale romana che copertura abbia avuto ed abbia la notizia della candidatura a sindaco di Roma di Grillini, ma a livello nazionale si è faticato a trovarne traccia persino su internet, ad eccezione dei siti gay e del PS. In più, l’opposizione a Ferrara è stata superata dai fatti.
Parlavo di queste perplessità con un compagno con cui ho condiviso gran parte della mia militanza socialista, Guido Padalino, che me le ha confermate tutte, riassumendole nella proposta di candidare Gianluca Quadrana a sindaco della capitale. Mi si perdoni se scriverò ora di Roma, senza conoscerne le dinamiche di potere, le convenienze e le inconvenienze politiche, le ultim’ora. Peccherò forse di ingenuità.
Non credo che candidare Quadrana avrebbe significato bruciare uno dei migliori “giovani” della costituente: le preferenze, Gianluca ha già ampiamente dimostrato nella scorsa tornata amministrativa di saperle raccogliere. Con la sua candidatura si sarebbe, piuttosto, davvero messo a valore il suo lavoro di consigliere, che peraltro ha avuto il momento di massima visibilità proprio con la battaglia per il registro delle unioni civili. La Roma laica ha in Gianluca una voce socialista seria e credibile. Così ci saremmo potuti giocare in maniera davvero nuova una campagna elettorale non certo finalizzata ad eleggere il sindaco, bensì ad essere presenti nelle istituzioni, forti della nostra identità e in coerenza con il nostro impegno sul territorio. Non per fare giocare la primavera quando ormai il risultato è deciso, bensì per dare un segno concreto di cambio di passo, per dare una ragione di più per un voto a un partito dato all’1%. Un po’ come sarebbe per Tommaso Ciuffoletti presidente.
Mentre scrivo queste poche righe, mi aleggia per la prima volta il sospetto che chi decide in materia di candidature consideri l’elettorato laico (e gay in particolare) più sensibile alla forma che non alla sostanza. Sia chiaro, Grillini è sostanza, non forma. Ma forma appare l’uso incoerente del suo nome e della sua storia. Lodevole è senza ombra di dubbio lo spirito di abnegazione del Grillo; opinabile, per chi scrive, il modo in cui il partito lo utilizza. Abbiamo il privilegio di avere tra le nostre fila un leader del moviemnto omosessuale italiano, non vanifichiamo il suo impegno con candidature tra loro poco coerenti e impossibili da spiegare in maniera credibile ai non addetti ai lavori.
“I vote for my class, not for my ass”, dicono le associazioni omossessuali americane. Che si voti per una serie di istanze che si vogliono vedere rappresentate lo dimostra anche il sondaggio di Gay.it, che vede la metà degli intervistati dichiarare la propria intenzione di voto per il PD. E un 5% per il PS (comunque il quintuplo di quando si intervista la popolazione nel suo complesso). E anche per parlare della parte “ass” dei programmi, in pura linea di principio, meglio votare per un partito che mette i DICO nel suo programma e se vince lo attua perché si candida a governare solo, o per un partito che ha nel suo programma il matrimonio gay, ma non avrà mai la forza per introdurlo?
A proposito, che ne è del programma del PS? La logica degli elettori, anche di quelli del PS sempre più potenziali e sempre meno attuali, non è eludibile con dei colpi di teatro: non è possibile presentare un simbolo e una campagna di comunicazione (per quanto azzeccata) come quella di “siamo incazzati”, senza avere un candidato premier e un programma. Non si dica che è colpa dei tempi imposti dalla crisi di governo… ce l’ha fatta persino la Sinistra l’Arcobaleno! Allo stesso modo in cui non si fa una costituente solo tra socialisti per poi pretendere di rappresentare il polo laico, quando liberali, repubblicani, radicali non hanno fatto parte del processo e si vorrebbe aderissero ora come fossimo un partito dato al 35%.
Ciò premesso, se Grillini è l’unica carta perché a Roma ci sia una lista laica, anch’io dico… per fortuna che c’è Grillini! Con molta calma, tuttavia, ritengo che dovremmo riflettere seriamente sulle difficoltà che i diversi territori (e le diverse anime della Costituente) stanno incontrando nell’esprimere e/o attrarre intelligenze, donne, uomini che possano rappresentare in modo credibile le nostre idee. Per questo, doppia gratitudine a Grillini, ma con la consapevolezza che tirando troppo la corda si rischia di banalizzare il suo grande valore e di fare perdere un po’ di credibilità alle sue molteplici candidature.
(3 marzo 2008)










